San Leucio
Leucio, è, si direbbe, alle origini dell'esperienza cristiana nel Salento. Buona parte delle sedi episcopali di Terra d'Otranto lo esige, pur con palesi anacronismi, quale protagonista delle rispettive leggende di fondazione quasi a significare l'originario rapporto di filiazione con la cattedra di Brindisi, nei primi secoli primaziale nella regione.
Leucio sarebbe nato in Alessandria d'Egitto da Eudecius ed Euphrodisia che gli avrebbero imposto il nome di Eupressius. La prima formazione di Leucio, seguita la morte della madre, avvenne in una comunità monacale egiziana nel cui titolo è espresso collegamento alla presenza o alla memoria di sant'Ermete che si sa martirizzato con Efrem dagli ariani in un periodo di poco posteriore all'esilio atanasiano del 356 e vissuto in un monastero dell'alto Egitto.
Una visione celeste, ricorrendo la festa dell'Assunzione della Vergine, avrebbe fatto mutare nome ad Eudecius, ora Eudechius, e ad Eupressius, ora Leucius. Sempre una visione, già ordinato vescovo, lo muove verso Brindisi per il suo apostolato missionario; vuole restituire la città all'ortodossia liberandola da errate interpretazioni cristologiche e riscattarla pienamente dal paganesimo; qui non vi era, verosimilmente la stessa tensione presente in Alessandria ove, ancora in età teodosiana, erano molto forti i contrasti tra cristiani e pagani. Salpato da Alessandria, si ferma ad Adrianopoli, forse da intendersi come Andria, quindi ad Otranto per giungere infine, grazie ad una nave dalmata, a Brindisi.
Le forze del bene e del male si fronteggiano ovunque e Leucio deve offrire continue conferme a un popolo che segue facilmente le vie dell'errore. Conferme è costretto ad offrire anche alla popolazione di Brindisi; sbarca nel seno di ponente, "non longe ab urbe". Si rende presto conto dell'esistenza di un forte partito pagano, capeggiato da Antioco, che ha come essenziali riferimenti cultuali il sole e la luna; è Antioco a chiedere e ottenere, per la conversione, un segno ossia la pioggia che non cadeva da due anni.
Leucio, che sino a quel momento aveva predicato poco fuori la porta occidentale della città, presso l'anfiteatro, può promuovere l'edificazione "in media civitate" di una chiesa dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista. Seguita la sua morte sarebbe stato sepolto nel cuore della necropoli pagana di Brindisi, attuale quartiere Cappuccini, "ubi sanctus primo appedavit, et de navi descendit". Sarebbe morto l'11 gennaio o sotto l'imperatore Teodosio I (379-385) o, molto più verosimilmente, Teodosio II (408-50).
A Leucio si deve la confermazione del cristianesimo in terra brindisina e la formazione della sede apostolica più antica del Salento, di cui fu per primo egli stesso vescovo.
Il protovescovo di Brindisi avrebbe ucciso un drago che da tempo terrorizzava la popolazione e a testimonianza della sua opera ne avrebbe donato loro la costola. Ne sarebbe seguita la sua proclamazione a protettore della città e l'erezione in suo onore della Cattedrale tra i due colli di Ate e Tixa, i primitivi rioni di San Michele e Santa Croce, là dove dimorava il drago.
Nella Basilica Cattedrale di Brindisi gli fu dedicato nel 1771 l'altare che chiude la navata sinistra, ove è rappresentato in una tela dipinta da Oronzo Tiso. Vi si conserva la reliquia del braccio, ottenuta dal vescovo Teodosio, nel sec. IX, perché fosse riposta nella grande basilica eretta allora, dove era stato il martyrium, ad onore del santo.
 
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